Origine del nome

Il nome Siamanna sembrerebbe derivare da una via minore del diverticulum Forum Trajani-Uselis (Fordongianus – Usellus) che si snodava dall’antico asse viario romano Karales-Turris Libisonis (Cagliari – Porto Torres). Questa strada secondaria, chiamata in seguito Sa Ia Manna (la Via Massima), ovvero “la strada grande”, fiancheggiava un antico insediamento, sviluppatosi poi nell’attuale agglomerato urbano siamannese. Dalla suddetta via, ancor oggi denominata in catasto Is Romanaius, avrebbe dunque tratto origine il nome del paese.

Storia

La frequentazione del territorio siamannese sin dall’età preistorica è testimoniata dalla presenza di numerosi edifici a torre di epoca nuragica, tra cui si distinguono i nuraghi Auredda, Pajolu, Paba de Sobi e San Giovanni, e da un piccolo nucleo di capanne, identificabile come abitato, che sorse probabilmente nella zona corrispondente all’attuale parte alta del paese, in località Funtana‘e susu, prossima ad una sorgente omonima e ad un borgo più tardo che, in seguito, gli spagnoli chiamarono Vega. Tracce di dominazioni in epoca storica si rilevano invece, da una parte nelle numerose tombe puniche rinvenute nell’attuale centro abitato e nel territorio circostante, dall’altra nelle diverse evidenze archeologiche di età romana, tra cui la sopraccitata strada Forum Trajani-Uselis, che attraversava il territorio ai limiti del paese.

È documentato che nel tardo Medioevo il Comune di Siamanna fece parte del Giudicato di Arborea nella Curatoria di Simaxis, nel 1410 fu affidato al marchesato di Oristano e nel 1479 venne confiscato a Leonardo di Alagon dal Regno di Aragona. Nel 1767 il territorio entrò a far parte del Marchesato d'Arcais istituito in favore di Damiano Nurra, un ricco possidente di Oristano che ricevette il titolo nobiliare direttamente da Carlo Emanuele III.

Nel 1821 il paese entrò a far parte della provincia di Oristano e successivamente, dal 1859, passò a quella di Cagliari. Il governo fascista lo inglobò nel 1928 nel comune di Villaurbana insieme al vicino paese di Siapiccia, a cui fu poi unito nel 1947, per divenire insieme comune di Siamanna-Siapiccia. Solamente nel 1975 Siamanna tornò ad essere un comune autonomo, per volere della popolazione che, con un referendum, optò per la scissione dei due comuni.

Nuraghe di San Giovanni

Il Nuraghe di San Giovanni è il più grande e importante nuraghe tra i nove individuati nel territorio di Siamanna, benché in parte ricada nel territorio del vicino paese di Villaurbana. Sorge circa a 80 metri sopra il livello del mare, in prossimità della chiesetta campestre da cui prende il nome. E’ un nuraghe quadrilobato edificato in blocchi di basalto. Il corridoio d'ingresso è piattabandato e conduce ad una camera dove la tholos si mantiene ancora integra. Come attestano i materiali  rivenuti nell’annesso villaggio di capanne, la sua fondazione e frequentazione dovrebbero risalire già all’età del Bronzo Medio.

Chiesa di Santa Lucia

Il primo impianto della chiesa parrocchiale dedicata alla Santa Vergine e Martire Lucia venne edificato nel 1512 per volere del canonico arborense Antonio Formentini. Nella sua composizione originale la struttura, composta da blocchi di pietra lavorati provenienti da Fordongianus, si sviluppava in un’ampia navata centrale fiancheggiata da due navate laterali minori. Il cortile esterno ospitava un’area adibita a cimitero, mentre la torre campanaria venne eretta solo all’epoca del Marchesato di Arcais, nel 1745, a cura del canonico Francesco Mura.

Agli inizi del ’900 la chiesa versava in stato di pericolo e, nonostante la resistenza della popolazione, venne completamente abbattuta ad eccezione del campanile, unica parte della struttura ad essere risparmiata dagli interventi di demolizione.

La nuova chiesa venne riedificata sulle vecchie mura a cavallo degli anni Trenta e Quaranta sotto la direzione del capomastro Giuseppe Minieri, per poi essere completata e riportata al culto nel 1950. La seconda costruzione presenta ancor oggi una pianta a croce latina composta da tre ampie navate, rispettivamente divise in tre campate articolate con pilastri e archi a tutto sesto a sorreggere le volte. Il presbiterio di forma quadrangolare è rialzato di tre gradini rispetto all’aula. Le pareti e le volte sono intonacate ed abbellite da motivi geometrici e variazioni cromatiche. La facciata con muratura lapidea a vista è suddivisa in tre settori da paraste che sorreggono il timpano sovrastante dotato di oculo centrale.

Alla sapienza costruttiva del Minieri è stata recentemente dedicata la piazza antistante il sagrato.

Chiesetta di San Giovanni

La chiesetta campestre dedicata a San Giovanni Battista, probabilmente edificata nel XVI secolo da artigiani locali, si erge su una collina a circa 2 km da Siamanna.

L’edificio ad aula unica, è un semplice spazio rettangolare con presbiterio sul fondo, racchiuso da un arco a tutto sesto in pietra locale a vista. Le pareti interne sono unicamente intonacate e dipinte di bianco, mentre la facciata, in pietra locale ad opera incerta a vista, presenta un portale disassato rispetto al tetto a doppio spiovente, che è sormontato da un campaniletto a vela.

La chiesa fu interessata da numerosi interventi di restauro per poi essere abbandonata nel dopoguerra. La ricostruzione, completata nel 2006, ha di recente permesso il suo riutilizzo per la celebrazione delle funzioni religiose in onore del Santo nel giorno a lui dedicato.