Origine del nome

Stando ad alcuni ritrovamenti archeologici, il nome del paese potrebbe essere derivato dalla parola fenicia Allal che significa valle, sito circondato, luogo umido.

Nelle Rationes Decimarum del 1341 l’abitato viene citato come Allay per poi essere modificato diverse volte: Alay sotto la dominazione aragonese-catalana, Alai durante quella spagnola, ed infine Allai nella denominazione odierna.

Storia

Le prime frequentazioni nel territorio risalgono al tardo neolitico come dimostra il ritrovamento di una necropoli a domus de janas (Marajana) e una domus a pozzetto (Sa Cisterra).

Le caratteristiche geomorfologiche, la salubrità degli altipiani e la ricchezza dei corsi d’acqua hanno permesso l’insediamento umano all’epoca della civiltà nuragica, di cui rimangono alcune tipiche costruzioni megalitiche: nuraghi, tombe dei giganti e menhir. In età romana l’area divenne un importante crocevia per l’accesso alle zone più interne della Sardegna passando da Forum Trajani. A testimonianza resta un ponte romano (Ponti Ecciu), a poche centinaia di metri dall'abitato.

Durante il periodo medioevale Allai fece parte della Curatoria del Barigadu nel Giudicato di Arborea, poi passò al Marchesato di Oristano fino al 1481, quando fu concesso in feudo al catalano Gaspare Fabra, per poi passare in mano, nei secoli successivi, ad altre casate (Torresani, Cervellon, Manca Guiso) fino al 1790 ca., anno in cui divenne patrimonio demaniale.

Il feudo, acquistato da Teresa Delipari di Sassari, sul finire del Settecento diventò Marchesato di Busachi e dal 1821, con l’istituzione dei mandamenti, fece ugualmente parte di quello di Busachi, ricadente nella provincia di Oristano. Abolita quest’ultima nel 1848, a seguito della fusione della Sardegna al Regno d’Italia, Allai entrò a far parte della divisione amministrativa di Cagliari, che venne ricostituita provincia dal 1859. Dopo più di un secolo il paese rientrò nella provincia di Oristano, a seguito della sua nuova istituzione.

Sito di Pranu Orisa

Nel sito di Pranu Orisa, pianoro ellissoidale che domina da nord-est l’abitato, è stato individuato in giacitura sparsa, presso il nuraghe Arasseda, un gruppo di menhir tra i più significativi dell’isola. I monoliti (perdas fittas), in parte ritrovati anche nelle strutture murarie dell’edificio nuragico come materiale di rimpiego, sono prevalentemente in trachite, solo alcuni in arenaria bianca, altri in porfirite scura. Si distinguono in tre diverse tipologie di forma: a sagoma ogivale e sezione piano convessa, a pilastrino stretto assottigliato verso l’alto di sezione semicilindrica, ed infine di dimensioni miniaturistiche. Gli aspetti figurativi presentano lo schema facciale a T (sopracciglia ricurve e allungate e naso triangolare) e una cornice in rilievo a U rovescia disposta nella parte centrale della statua che, nella maggior parte dei casi, racchiude un elemento geometrico con segmenti incisi (motivo a germoglio o a spiga). Il menhir denominato Arasseda III è l’unico in cui alla raffigurazione del volto si accompagna solamente un elemento centrale quadrangolare con una croce incisa all’interno. Il sopraccitato menhir, insieme ad altri due (Arasseda II e Arasseda VII) sono in mostra al Museo della statuaria preistorica in Sardegna di Laconi.

Nuraghe Sa Pala ‘e Sa Cresia

Il nuraghe situato nella zona nord di Pranu Lisa è di tipo monotorre e realizzato in blocchi di trachite poligonali. Il crollo di una porzione dell’edificio ne ha occluso l’interno, impedendo la visione, se non parziale, del corridoio d’ingresso e della scala, mentre risulta ancora integra una delle tre nicchie ricavate nello spessore murario.

Ponti Ecciu

A circa 500 metri dall’abitato di Allai è situato Ponti Ecciu, un ponte di epoca romana (440 d.C.) che sorge sul tratto del Rio Massari attraversato dall’antica strada di collegamento tra Fordongianus e l’interno della Sardegna. La struttura del paramento murario esterno è realizzata in conci di trachite rossa locale, il resto con piccole pietre irregolari immerse in un impasto di malta e calce.

Inizialmente composto da quattro arcate, il ponte subì diversi restauri in seguito ad alcune piene distruttive del torrente. Il primo, eseguito per volere del giudice di Arborea Barisone I (1157), comportò l’aggiunta di due arcate, come documenta un'epigrafe ritrovata sul greto del Rio; il secondo, realizzato tra il ‘500 ed il ‘600, rese necessaria la costruzione della settima arcata.

Chiesa della Madonna del Rimedio

La chiesa, risalente al XIV sec., è realizzata in pietrame locale, tra cui risalta la trachite rosa. Si presenta con un’aula rettangolare scandita in tre campate da pilastri in calcestruzzo, e pareti intonacate e dipinte, prive di qualsiasi elemento decorativo.

Chiesa dello Spirito Santo

La chiesa dello Spirito Santo è un edificio religioso situato nel centro storico di Allai.

Costruito nel Cinquecento in stile tardo gotico con l’impiego della caratteristica trachite rosa, ha subito negli anni diverse modifiche. Nella facciata il sontuoso portale sovrastato dal grande rosone e dal campanile a vela, così come parte dell'interno della chiesa, conservano i tratti della fabbrica iniziale. L'aula mononavata, luminosa, ampia e semplice, è scandita da archi a sesto acuto e termina con un presbiterio coperto da volte a crociera. Ai lati trovano spazio sette cappelle: le prime quattro, a partire dal presbiterio, risalenti al periodo di costruzione della chiesa, le altre aggiunte in seguito.

All’interno, tra gli arredi sacri si distinguono: due piccoli altari in trachite rosa, un’acquasantiera del periodo giudicale, una scultura della Sacra Trinità in legno multicolore, un Cristo alla deposizione dalla croce (XVII sec.), una croce in argento rossiccio (XVI sec.), due piatti dorati, una statuina delle anime del purgatorio, un turibolo d’argento e una navicella (1500).

Museo Civico

Il museo Ci.M.A., diretto dal Dott. Giorgio Murru e gestito dalla Cooperativa La Memoria Storica di Sestu, è stato inaugurato il 9 maggio 2015. Gli ambienti espositivi comprendono l’insieme di edifici della storica “casa Saba” ed i suoi spazi esterni. Il museo si compone di due sezioni. La prima è dedicata ai reperti archeologici di età pre-nuragica, nuragica, romana e medievale. La seconda sezione, situata all’esterno, è una mostra etnografica di oggetti ed arredi dello scorso secolo che rievocano le attività quotidiane dell’agricoltura, dell'allevamento, della vendemmia e della tessitura, tra cui, ad esempio, alcune installazioni sulla lavorazione della farina e sulla produzione dell’olio d’oliva.

Casa sull'albero

La casa sull’albero è una struttura in legno costruita su due eucalipti lungo le sponde del Rio Massari. Creata da Daniele del Grande dell’associazione Abitalbero che progetta architetture sostenibili, è di proprietà comunale e sempre aperta gratuitamente al pubblico.