Origine del nome

Non si hanno informazioni certe circa l’origine del nome del paese, tuttavia potrebbe derivare da quello del Papa Simmaco (498-514 d.C.), originario della Sardegna e che la tradizione locale vuole nativo del luogo, data l’assonanza tra il suo nome e quello del centro abitato.

Storia

La vicinanza al parco del monte Arci, unico giacimento di ossidiana dell’Isola, e le terre rese fertili da numerose fonti, tra cui le acque del Rio Sant’Elena, affluente del Tirso, hanno da sempre favorito lo stabilirsi di genti nell’agro di Simaxis. In prossimità del fiume sono state infatti rivenute tracce di due villaggi del Neolitico recente, da cui provengono reperti riproducenti la dea Madre, divinità femminile primordiale, simbolo di fecondità e rinascita. L’area fu densamente abitata anche in età nuragica, così come in quelle fenicio-punica e romana.

Tuttavia il paese ha origine medievale, divenne all’epoca il principale centro dell’omonima curatoria all’interno del Giudicato d’Arborea, per poi essere distrutto a seguito dell’invasione francese del 1637 e ripopolato a metà XIX secolo, quando le opere di bonifica risanarono i terreni divenuti paludosi e l’attività agricola riprese a pieno regime.

Nello stesso Campidano settentrionale, a due chilometri da Simaxis si trova San Vero Congius, villaggio attestato sin dal 1140 come Sant’Eru di Simagis e frazione fino a inizio XX secolo, nel corso del quale divenne comune autonomo, per poi ritornare ad essere frazione nel 1929.

Chiesa Parrocchiale di San Simmaco Papa

In corrispondenza della casa paterna di Papa Simmaco, secondo la tradizione nato a Simaxis, sarebbe stata edificata e consacrata nel 1833 la chiesa a lui intitolata.

I muri in arenaria e mattoni rossi si ergono su fondamenta di pietra. L’interno è costituito da una mono navata voltata a botte, da tre cappelle finestrate per lato e dal presbiterio con volta a semi-cupola, illuminato da un’apertura circolare (oculo) sulla sommità. L’aula ospita l’altare maggiore e le balaustre in marmo policromo, il pulpito in marmo bianco con baldacchino in legno lavorato e conserva la statua lignea del santo, di epoca sconosciuta. La facciata di ispirazione neoclassica è sormontata da un timpano che reca in centro, in asse con il portale, una vetrata semicircolare composta da spicchi colorati.

Chiesa di San Teodoro

Nella frazione di San Vero Congius si trova la costruzione ecclesiastica bizantina (VI-VII e IX-X sec.) realizzata con continuità architettonica tardoantica ed intitolata al Santo militare Teodoro.

L’edificio, posto in opera con diverse tecniche murarie (opus quadratum, opus incertum e opus latericium), è a pianta cruciforme priva di abside, con gli ingressi realizzati in corrispondenza delle testate ovest e sud. I bracci, voltati a botte, si restringono verso le estremità e si incrociano entro un tiburio quadrato, da cui quattro raccordi a pennacchio elevano la soprastante cupola.

All’esterno si profilano le coperture a botte dei bracci generate dagli archi frontali (modo costruttivo che parrebbe desunto, così come la planimetria, dalla chiesetta di San Giovanni di Sinis – Cabras).

Utilizzata come piccolo oratorio, è stata più volte ristrutturata nel corso dei secoli per poi essere lasciata in disuso. I restauri le hanno conferito un’omogeneità non consona alla prassi costruttiva originaria.

Chiesa di San Nicolò di Mira

La parrocchiale dedicata a San Nicolò di Mira risulta uno degli edifici superstiti del vecchio villaggio di San Vero Congius, abbandonato a seguito dell’inondazione del Tirso.

Dell’antica chiesa, ubicata a circa due chilometri dal paese di Simaxis, restano solamente i ruderi dei paramenti murari perimetrali, per lo più invasi dalla vegetazione. Sull’arco ogivale dell’abside, ancora in buona parte in piedi, rimanevano anche i resti del campanile che vi poggiava sopra in passato, ma oggi interamente crollato.