Origine del nome

Il nome potrebbe derivare da quello del villaggio Etruscula, fondato in età romana, ma anche dal pepe montano truiscu, una pianta erbacea che cresceva nelle colline del paese, usata per pulire asini e cavalli.

Storia

Il paese di Villanova Truschedu è situato sulle rive del Tirso, fiume che ha favorito la fertilità del territorio sin dai tempi più remoti. Nelle alture collinari, le evidenze archeologiche dell’età nuragica, tra cui il nuraghe di Santa Barbara ed altri in buono stato di conservazione, testimoniano infatti l’intensa frequentazione dell’area sin dalla preistoria.

Trovandosi in una posizione di passaggio tra la residenza termale di Forum Trajani (Fordongianus) ed il Campidano, ebbe un’importanza strategica sia dal punto di vista economico che militare durante l’età romana. Il centro originario del paese è infatti ancor oggi conosciuto con il nome di Ruinas, in riferimento alle "rovine" del villaggio romano disposto lungo la strada di Forum Trajani

Nel periodo medievale, dopo una breve fase di dominazione bizantina, fece parte del Giudicato di Arborea nella curatoria del Barigadu e successivamente del Marchesato di Oristano. Nel corso della dominazione spagnola l’abitato divenne un feudo incorporato nella Incontrada del Barigadu e nel 1829 fu concesso, insieme a Fordongianus, ai Tanca Ledà nella Contea di San Placido. Infine, nel 1839 dopo essere stato riscattato all’ultimo feudatario con la soppressione del sistema feudale, diventò un comune autonomo amministrato da un sindaco e da un consiglio comunale.

Nuraghe di Santa Barbara

La struttura megalitica in blocchi di basalto e trachite sorge su un piccolo rilievo a 70 m. s.l.m., a poca distanza dal paese, sul lato destro della valle del Tirso. È un nuraghe del tipo a tancato, costituito da due torri (una originaria ed una secondaria di inferiori dimensioni) collegate frontalmente da due cortine murarie a linea spezzata, racchiudenti un cortile centrale.

Alla torre principale si accede tramite un corridoio aperto sulla cortina sud. Lungo questo passaggio si distinguono sulla sinistra il vano della scala elicoidale, ricavata nello spessore murario, che conduceva al secondo piano, e sul lato opposto una garitta. La camera ha pianta circolare di circa 7 m. di diametro con copertura a tholos (ancora quasi intatta) e due nicchie laterali contrapposte. In cima alla parete si apre il vano di una scala sussidiaria che porta ad un piccolo spazio situato sopra il corridoio d'ingresso; sul fondo di questo ambiente è presente un condotto comunicante con la scala principale.

 

Attorno al nuraghe si individuano i resti di un ampio insediamento abitativo costituito da una serie di capanne a pianta circolare ed oblunga.

L’area, già sottoposta intorno al 1915 a delle prime campagne di scavo archeologico sotto la direzione di Antonio Taramelli, è stata oggetto di un accurato intervento di scavo e restauro da parte della Soprintendenza Archeologica delle province di Cagliari e Oristano nel 1991-92. Più di recente il comune di Villanova Truschedu ha attivato lavori per agevolare l’accesso al bene e per realizzare opere di sistemazione e valorizzazione.

Chiesa di Sant'Andrea Apostolo

Non si hanno attestazioni certe circa l’anno di edificazione della chiesa parrocchiale di Sant’Andrea situata alla periferia del paese, ma potrebbe risalire al XVII-XVIII sec. date talune somiglianze con la chiesa campestre di San Gemiliano. Viceversa, risulta documentata la sua consacrazione al culto cattolico il 24 giugno del 1835.

La pianta è rettangolare, con tre navate poggianti su pilastri a base quadrata dai quali si ergono archi ogivali: la navata centrale, più larga di quelle laterali, termina con l’abside semicircolare voltato a botte, nel quale trova spazio l’altare maggiore. La facciata della chiesa è abbellita, oltre che dal campanile a vela, da un portale architravato e da tre finestrelle incorniciate da lastre in trachite rosa decorata a motivi geometrici.

Chiesa di San Gemiliano

A circa tre chilometri dal paese si trova il santuario campestre dedicato a San Gemiliano. Il luogo di culto si compone dell’edificio ecclesiastico (XVII sec.) con, articolata intorno ad un ampio piazzale, una numerosa serie di muristenes o cumbessias (piccoli alloggi destinati ad ospitare pellegrini e novenanti durante le celebrazioni religiose).

 

La chiesa, ad unica navata intervallata da quattro archi in trachite a tutto sesto e coperta dal tetto ligneo, termina con il presbiterio voltato a botte, che contiene una nicchia, originariamente avente la funzione di altare. L’altare attuale invece, aggiunto in epoca successiva, ospita una pala in legno risalente al XVII sec. con al centro la statua di San Gemiliano.

La facciata presenta al centro il portale sovrastato da un rosone di gusto gotico. Il terminale orizzontale è coronato da merli, da una croce centrale e da una torretta campanaria sul lato destro. Nel piazzale davanti al santuario è collocata una statua in pietra raffigurante il santo, ma non oggetto di culto.