Origine del nome

Il nome del paese probabilmente deriva dal termine sardo ollastu, per via della presenza di numerosi olivi selvatici nel territorio di Ollastra.

Nel corso del tempo il nome ha subito diverse modifiche passando da Ugiastra nel passato più antico, ad Ullasta-Simagis dalla seconda metà del XVI secolo (1560), per poi divenire alla fine del XIX secolo (1870) Ollastra-Simascis o Ollastra-Simaxis. Il 10 luglio 1991 il nome venne ufficialmente modificato in Ollastra.

Storia

Grazie alla fertilità dei suoli, il territorio di Ollastra è stato popolato sin dalla preistoria. Durante lo sviluppo della civiltà nuragica, l’area ospitava diversi nuraghi e piccoli insediamenti abitativi di capanne. Sono testimonianza di quel periodo i nuraghi Accas e S’Orco ‘e San Perdu.

In epoca romana il territorio era attraversato da una strada, oggi interamente distrutta, chiamata la Via Massima, che si snodava dal diverticulum Forum Trajani–Uselis (strada secondaria Fordongianus-Usellus).

Nel medioevo Ollastra venne compreso nel Giudicato di Arborea divenendo capoluogo della Curatoria di Simaxis, per poi essere annesso nel 1420 al Marchesato di Oristano. Nel 1478 passò sotto il dominio aragonese e quindi in possesso dei Salazar di Iglesias. Nel 1767 il territorio ricadeva nel feudo dei Flores Nurra e passò dunque sotto il controllo del Marchesato d'Arcais. Il paese fu riscattato grazie all'eliminazione del regime feudale nel 1838.

Dal 1928 Ollastra diviene frazione del vicino comune di Simaxis, per poi riacquistare l’autonomia nel 1946.

Chiesa di San Marco

La chiesa di San Marco, edificata nel XIII sec. in un terreno donato ai camaldolesi di Bonarcado, su una piccola altura alla periferia del paese, segue, nel suo primo impianto, lo stile di ispirazione romanica, subendo nel corso dei secoli diverse modifiche.

La struttura originaria si sviluppava in un’unica aula, a cui furono aggiunte due navate laterali intorno al XVII-XVIII sec. Nell’attuale edificio trinavato, pilastri a base quadrangolare sostengono tre archi a tutto sesto, dividendo gli spazi in campate laterali. Un arco maggiore, partendo da una posizione più elevata rispetto agli altri, va a racchiudere l’ambiente della navata centrale. La copertura a capanna, sorretta da assi di legno, è realizzata internamente con la tradizionale tecnica de s'urriu (canne intrecciate).

Infine, una scala situata nel lato nord costituisce un accesso esterno alla cripta, anch’essa suddivisa in tre navate da grossi pilastroni realizzati in cotto, e coperta da piccole volte a botte che si alternano con delle altre a crociera.

Chiesa di Santa Severa

Ai margini dell'abitato di Ollastra si trova la chiesa di Santa Severa, edificata nella seconda metà del XV secolo (1450 circa) probabilmente su una più antica chiesetta paleocristiana ad un'unica aula con abside semicircolare.

La struttura di fondazione romanica si presenta a pianta rettangolare trinavata, con copertura a capanna posata su tavole in legno e capriate (travatura a reticolo) nella navata centrale. I collegamenti strutturali sono realizzati con archi a tutto sesto poggianti su pilastrini a base quadrata in trachite. L'abside, anch’essa delimitata da un arco a tutto sesto in pietra squadrata, costituisce quasi un corpo separato che si sviluppa lungo le linee di tali pilastri. Lo spazio è coperto da una volta a crociera e, rivolta a oriente, una finestrella dallo schema a croce, la cui vetrata si riflette sulla parete sinistra.

La facciata mostra due ingressi: uno principale sormontato da un rosone ottagonale ricavato da conci di trachite giustapposti, ed uno secondario di forma più arcaica. Superiormente, incavato nell'intonaco, all’interno di una banda a motivo geometrico si trova un piccolo piatto fondo raffigurante un cervo. Infine nell'ultimo tratto dello spiovente di destra, troneggia sull’edificio dalle linee semplici un campanile a vela, formato da un arco sostenuto da due grossi blocchi in trachite.

 

Chiesa di San Sebastiano

La chiesa parrocchiale di Ollastra dedicata a San Sebastiano è di ispirazione romanica e risale al XVII secolo. La sua struttura si sviluppa su pianta a croce latina in un'aula a quattro campate definite da pilastri ed in un’abside quadrangolare con volta a crociera che richiama lo stile gotico-aragonese. Sulla parete frontale del presbiterio si innalza imponente un crocifisso ligneo risalente allo stesso secolo di costruzione della chiesa. Tra i suoi arredi sacri, risaltano anche una croce d'argento (Crusci de Pratta) datata al 1630 e la Madonna dell'Assunta, probabilmente risalente al XIII secolo.

 

La facciata presenta un portale sovrastato da un oculo ottagonale che permette alla luce naturale di filtrare. Semplici elementi decorativi si ritrovano nelle pietre a vista degli spigoli laterali, degli stipiti e dell’architrave, e nella modesta cornice che segue la pendenza del frontone. Sul lato destro si erge il campanile ricostruito nel recente passato che ha sostituito quello di epoca più arcaica fiancato sul lato opposto.

Chiesa di San Costantino

La chiesa di San Costantino è una chiesa campestre che si erge su una collinetta vicina al paese. Per la sua costruzione, alla fine dell’Ottocento, vennero utilizzati i ruderi della vicina chiesa di Santa Vittoria, ora totalmente scomparsa. Internamente l’edificio si compone di un’aula mononavata rettangolare con copertura a capanna sostenuta da assi di legno.

Consentono l’accesso due ingressi, uno sul lato destro, l’altro sulla facciata con portale a doppio battente sormontato da un'apertura rettangolare. In asse a questa, un campaniletto a vela in mattoncini, con piccola campana bronzea, sormonta l'apice del tetto. Una formella in arenaria grigia, degradata dal tempo, raffigurante Costantino a cavallo, testimonia l’intitolazione della chiesa all’imperatore reso santo.

Sulla parete interna sinistra, trovano posto numerosi ex voto rappresentanti arti umani o animali, offerti al Santo in segno della grazia ricevuta a risoluzione di qualche promessa.