Asfodelo

NOME SCIENTIFICO: Asphodelus  aestivus

NOME SARDO: iscraresia , iscraria , cadilloni , cadrilloi

FAMIGLIA: Liliaceae  

 

Caratteristiche:

L’ Asfodelo è una pianta erbacea perenne, infestante e robusta con un’altezza che varia tra i 50-150 cm.

Si trova principalmente in terreni incolti e nel garighe.

Radici: tuberose fusiformi.

Foglie: nastriformi, larghe2-4, lunghe 40-70 cm e diminuiscono in larghezza andando verso l'apice. Partono tutte dalle radici e mancano sul fusto. Sono di colore glauco, totalmente glabre e prive di ghiandole, a sezione triangolare appiattita.

Fiori: numerosi, inseriti su di una infiorescenza a pannocchia con un peduncolo di 1-1,5 cm e articolato verso la metà/terzo inferiore; sono muniti di una brattea lanceolata, rossastra e lunga quanto il peduncolo. Tepali 6, liberi, lunghi 1,5 e larghi 0,5 cm, allungati e con l'apice ottuso, carnosi, bianchi e con una stria centrale rosso-scura. Stami 6 con filamento bianco, lungo 1,5 cm e antera arancione; sono inseriti su una piccola formazione che circonda l'ovario, unico, con 1 stilo un po' più lungo degli stami e 1 stigma rigonfiato all'estremità.

I frutti: sono delle capsule di 5-8 x 6-10 mm formate da 3 valve che a maturità si aprono (frutto deiscente) e mettono in libertà numerosi semi neri. Ogni valva presenta 2-7 rugosità trasversali.

Fioritura: da marzo a maggio.

Curiosità: Le radici tuberose contengono dei principi ad azione diuretica, emolliente e lassativa. I tubercoli di questa pianta sono commestibili; sembra che abbiano costituito una fonte importante di cibo in età preistorica e, più di recente, nei periodi di carestia. Un uso particolare delle foglie di asfodelo si ha nella produzione di formaggi tipici. I fusti vengono utilizzati per realizzare cestini ed altri lavori artigianali.

Asparago selvatico

NOME SCIENTIFICO: Asparagus acutifolius

NOME SARDO: Sparau

FAMIGLIA: Liliaceae

 

Caratteristiche:

Pianta erbacea perenne. Presenta un rizoma orizzontale strisciante, a radici fascicolate.

Fusti: lunghi 30-150 cm, spinescenti, grigi in basso, verdi verso l'apice.

Foglie: lineari di colore verde scuro.

Fiori: bianchi disposti in gruppetti e tepali uniti alla base.

Frutti: bacca sferica, liscia, con uno o due semi, prima verde, poi rossa e infine nera. 

Giovani getti (turioni) commestibili, teneri e polposi, di colore verde-violaceo, senza cladodi pungenti.

Curiosità: Il rizoma e le radici sono utilizzati in medicina e hanno proprietà diuretiche. Sono indicate nelle affezioni cardiache, nella gotta e come dimagranti.

Ciclamino

 

NOME SCIENTIFICO: Cyclamen Repandum

NOME SARDO: Ciclaminu

FAMIGLIA: Primulacae

 

Caratteristiche:

Pianta erbacea perenne che non ama i raggi del sole diretti, deve essere posizionata nella penombra, e predilige un ambiente umido; per la specie spontanea in Sardegna i luoghi ideali sono i boschi di leccete e caducifogli (come i castagneti). Vegeta a quote comprese tra 0 e 1.200 metri.

È una pianta Geofita bulbosa di piccole dimensioni con tubero ispido di 1,5- 3,5 cm, con radici solo alla base. Durante la stagione avversa non presentano organi aerei e le gemme si trovano in organi sotterranei come bulbi, tuberi e rizomi

Foglie: forma marcatamente triangolare e terminano con un apice acuto (cuoriformi) con margini vagamente dentellati.

Fiori: profumati, di colore purpureo.

Frutto: peduncolo arrotolato a vite dall’ apice.

Fioritura: tra Marzo e Giugno, o tra Aprile e Maggio (in funzione dell'andamento delle temperature tra fine inverno e primavera)

Curiosità: nella medicina popolare sono note le seguenti proprietà: regola il flusso mestruale, elimina i vermi intestinali, è purgante. Tuttavia non è consigliabile un uso dei non addetti ai lavori, in quanto le radici sono tossiche. Anche in cucina non si deve usare: è una pianta velenosa. Il tubero può essere invece mangiato senza problemi dai maiali.

 

Cicuta Maggiore

NOME SCIENTIFICO: Conium Maculatum

NOME SARDO: Cicuta

FAMIGLIA: Umbelliferae

 

Caratteristiche:

Pianta erbacea, biennale preferisce le zone con corsi d’ acqua, sorgenti e ombrose.

Radici: fusiforme e fibrose, di colore bianco.

Fusto: eretto, cilindrico, ramoso alto fino a 2 m chiazzato di macchie rosso-purpureo.

Foglie: si dividono in:

-          foglie inferiori molto grandi con picciolo lungo e guaina striata, pennate e suddivise in un gran numero di foglioline a bordi dentati, di color verde cupo nella porta superiore più chiare nella parte inferiore.

-          Foglie superiori hanno un picciolo ridotto alla sola guaina.

Fiori: piccoli di colore bianco, raccolti in ombrelle composte di 8-10 raggi con brattee unilaterali, lanceolate e petali cuoriformi.

Frutti: ovoidei che a maturità si dividono in 2 acheni, muniti di 5 costole prominenti.

Fioritura: tra aprile e maggio.

Curiosità: Pianta tossica e nociva per l’uomo e per il bestiame. Provoca paralisi ascendente che culmina con paralisi respiratoria.

Cisto

NOME SCIENTIFICO: Cistus monspeliensis

                               Cistus incanus

                               Cistus salvifolius

NOME SARDO: Mudregu

                      Mudregu Arrubiu

                      Mudregu Biancu

FAMIGLIA: Cistaceae

 

CISTUS INCANUS

Arbusto a portamento eretto non vischioso, alto 30-100 cm che vive nella macchia e nel garige.

Foglie ovali, opposte e brevemente picciolate, coperte di peluria, con nervature infossate sulle pagini superiori e in rilievo su quelle inferiori. Il loro colore è verde o grigio verde su entrambe le pagine.

Presentano un picciolo lungo 3-15 mm e fiori solitari, grandi, rosa con petali papiracei, grinzosi con peduncolo lungo 3-15 mm. Stami arancioni e corolla rosa – rossa larga 4-6 cm.

Il frutto è una capsula pelosa.

Fiorisce tra marzo e aprile.

 

CISTUS SALVIFOLIUS

Arbusto sempreverde, a portamento cespitoso, alto fino a 1 m che vive nella macchia e nel garige.

Le foglie sono molto rugose con peli stellati su entrambe le pagine con forme picciolate, ovali o ellittiche.

Fiori solitari, peduncolati con petali bianchi ma gialli alla base, 5 sepali e peduncolo di 1-10 cm. Semi contenuti in una capsula pelosa.

Fiorisce tra aprile e giugno

 

CISTUS MONSPELIENSIS L.

Arbusto sempreverde alto fino a 1.5 m è tipico della macchia e vegeta dal livello del mare fino alle aree montuose. È una delle piante pioniere che colonizza i terreni percorsi dal fuoco.

È molto ramificato e si presenta con rami tomentosi e steli viscosi di colore marrone –rossiccio.

Le foglie sono sessili, opposte, lineari –lanceolate, tomentose e viscose, di colore verde scuro. Nella parte superiore sono rugose e pelose e possono raggiungere una larghezza che va da 2-10 mm e presentare margini revoluti.

Fiori piccoli, raccolti in infiorescenze peduncolate in gruppi di 2-8. Presentano petali bianchi, talvolta con una macchia gialla. Il frutto è una capsula arrotondata, pelosa all’ apice.

La fioritura avviene a marzo- giugno

Corbezzolo

 

NOME SCIENTIFICO: Arbutus Unedo I.

NOME SARDO: Lidone

FAMIGLIA: Ericaceae

 

Caratteristiche:

È un arbusto sempreverde, molto ramificato che spesso in condizioni climatiche favorevoli, assume portamento arboreo raggiungendo anche i 10 m di altezza.

È una pianta mediterranea che ben si adatta a molti tipi di substrato, con preferenza per i suoli sciolti e sub-acidi poveri di calcare. Generalmente lo ritroviamo ad una altitudine compresa tra 0-500 metri sul livello del mare e talvolta può spingersi fino ai 1200 metri. Non sopporta le gelate intense e prolungate. È una pianta con una spiccata capacità di reazione agli incendi, in grado di emettere vigorosi polloni che le consentono di reagire velocemente

Corteccia: solcata ha una colorazione bruno-rossastra e si stacca in sottili scaglie.

Rami: si dispongono in modo sparso sul fusto e quelli più giovani presentano una colorazione ocraceo-rossastra con peli ghiandolari.

Foglie: persistenti e coriacee, semplici alterne, picciolate e ovali lanceolate con il margine dentato. Si presentano di colore verde scuro e lucide nella parte superiore e verde chiaro inferiormente a volte riunite in verticilli lunghe dai 4 agli 11 cm e larghe 1.5- 4 cm. Sulle nervature è presente una colorazione rossastra.

Fiori ermafroditi: a grappolo penduli con una corolla di circa 9mmdi colore da bianco a rosa campanulati, riuniti in infiorescenze terminali a pannocchia.

Frutto: bacca globosa e carnosa, da prima di colore giallo per poi raggiungere a maturazione un colore rosso scuro con superficie granulosa e dal diametro di massimo 2 cm. Il frutto è edule e saporito. I suoi frutti vanno a maturazione l’anno dopo nel periodo di marzo.

Fioritura: Ottobre.

Curiosità: del corbezzolo si utilizzano le foglie, le radici e i frutti. La fronda recisa con i frutti immaturi viene utilizzata per decorazioni ornamentali. Il legno è adatto per la lavorazione al tornio e per essere levigato. In Sardegna è particolarmente conosciuto per la produzione del tipico miele amaro dalle proprietà antisettiche, utilizzato spesso nella cura delle affezioni bronchiali. Inoltre, la sua trasformazione consente l’ottenimento di buonissime marmellate.

Erica Arborea

 

NOME SCIENTIFICO: Erica arborea

NOME SARDO: Tuvara

FAMIGLIA: Ericaceae

 

Caratteristiche:

Arbusto sempre verde che può raggiungere l’altezza di 6 metri. Caratteristica della macchia, predilige ambienti con suoli silicei e/o acidi. Pianta eliofila a crescita molto lenta, che vegeta nei luoghi aperti e soleggiati fin oltre i 1000 m. di altitudine. Non tollera bene i suoli calcarei.

Questa specie è molto ramificata e presenta rami eretti. I più giovani pubescenti hanno una densa peluria bianca.

Corteccia: molto irregolare, grigiastra e screpolata.

Foglie: aghiformi, piccole, riunite in gruppi per lo più a quattro di colore verde scuro con un solco nella pagina inferiore.

Fiori: molto profumati bianchi o rosati, con forma campanulata globosa con 4 frange, riuniti in infiorescenze a grappolo. Il calice all’interno si presenta bruno scuro, con appendici alla base.

Frutto: è costituito da una capsula contenente numerosi semi, bianco e ovoidale.

Fioritura: tra gennaio e marzo.

Curiosità: Il nome erica deriva dal greco "ereiken", che significa rompere, con riferimento alla fragilità dei fusti o forse al vivace scoppiettio del legno sotto l'azione della fiamma; per altri alluderebbe alla supposta proprietà medicinale di sciogliere e frantumare i calcoli. Il legno si presta bene per lavori al tornio ed è un ottimo combustibile. Le fronde erano usate per fare scope grossolane, per le aie e per gli ovili. Dal ceppo radicale si confezionano le pipe. Le pipe d'erica sarda venivano considerate le migliori del mercato e venivano esportate anche all'estero (in particolare in Francia).

Ginestra Spinosa

NOME SCIENTIFICO: Genista Corsica

NOME SARDO: Tiria

FAMIGLIA: Fabaceae

 

Caratteristiche: 

Pianta arbustiva, caducifoglia, alta fino a 1.5 metri. La troviamo per lo più nella macchia e nel Garighe, in luoghi rocciosi e declivi assolati con suolo acido da 0 -800 m. Questa specie preferisce un clima più fresco e più riparato dai venti salmastri. In Sardegna ricopre i versanti esposti a Nord e vegeta bene nel sottobosco.

Rami: alterni, lassi e talvolta ricurvi, molto intricati con robuste spine, densamente pubescenti che rendono la vegetazione impenetrabile.

Foglie: trifogliate poco pelose, con segmenti ovali interi, bianco-argentee di sotto, ricoperte da una patina lanosa soprattutto nella parte inferiore; sono sottili e di colore verde scuro. La ginestra spinosa perde le foglie all’inizio dell’estate per difendersi dalla siccità e dalle alte temperature.

Fiori: piccole brattee solitarie o in piccole infiorescenze con peduncoli lunghi 2-5 mm. Hanno petali gialli lisci di 7-12 mm, tutti della medesima lunghezza. Il calice è bilabiato con labro superiore e labro inferiore con tre denti.

Frutto: legume, di colore bruno e peloso lungo 12-20cm, liscio con 2-8 semi rotondeggianti, di colore bruno scuro. Fruttifica in giugno-luglio.

Fioritura: in primavera tra marzo e aprile.

Curiosità: Nome sardo " Tiria" significa specie arbustiva molto spinosa e di dimensioni ragguardevoli. Ad Orani e Bitti la Calicotome viene denominata "Iskorravoe", scornaboe, infatti i suoi rami costituiscono un intrico impenetrabile in cui resterebbero impigliate anche le corna di un bue.

Ilatro Sottile

 

NOME SCIENTIFICO: Phylirèa Angustifollia

NOME SARDO : aliderru, arrideli femmina, littaru, arradebi

FMIGLIA: Oleaceae

 

Caratteristiche:

Arbusto sempreverde che raggiunge l’altezza di 2,5 m. caratteristica della macchia mediterranea e indifferente al tipo di substrato.

Corteccia: grigia.

Foglie: opposte presentano tutte la stessa forma da lineari a lanceolate. Sono coriacee, di colore verde scuro con margine intero o seghettate.

Fiori: bianchi, piccoli, raccolti in racemi ascellari, molto profumati, con corolla a 4 lobi, lunga 2mm. Il calice è brunastro.

Frutti: sono delle drupe carnose, di 6-8 mm, acuminati all’apice che prendono un colore nero a maturità.

Fioritura: marzo- giugno

Curiosità: La corteccia veniva utilizzata per tingere di giallo la lana e i tessuti.

 

 

Lavanda Selvatica

NOME SCIENTIFICO: Lavandula Stoechas

NOME SARDO:

FAMIGLIA: Labiatae

 

Caratteristiche:

Arbusto, perenne e legnoso, basso e molto ramificato di colore verde-grigio per la presenza di fitti peli, alto 30-60 cm, con forte odore aromatico. È una pianta tipica della vegetazione mediterranea; predilige un clima mite ed occupa in genere le macchie e le garighe dalle zone marine sino ai 600 metri sul livello del mare, confondendosi con il cisto, il mirto e il lentisco. È particolarmente frequente nelle aree percorse ciclicamente dal fuoco mentre scompare quando la vegetazione diventa evoluta. Si adatta egregiamente ai terreni silicei (acidi), trachite, graniti, scisti, basalti.

Radice: legnosa, serpeggiante e fibrosa.

Fusto: rigido e ramoso, legnoso inferiormente con rami tetragoni.

Corteccia: colore bruno-rossastra, con screpolature.

Foglie: dentate sono opposte oblungo-lineari, intere con margine increspato rivolto verso il basso, appaiono di un tenue colore verde-grigiastro o verde cinereo tomentoso sulle due pagine.

Fiori: sono piccoli di un bruno porporino, riuniti in spighe terminali ovoidi lunghe 20-35 mm, coronate da grandi brattee sterili, di solito di colore violetto; hanno un piccolo calice gamosepalo, di colore blu scuro, terminante in 4 denti triangolari più uno che forma un’appendice pelosa.

Frutti: acheni brunastri leggermente iridescenti. fruttifica in giugno-luglio.

Fioritura: influenzata dalle condizioni climatiche, avviene da gennaio fino al mese di giugno;

Curiosità: Per la presenza di sostanze aromatiche, molte specie di questa famiglia sono usate in cucina come condimento, in profumeria, liquoreria e farmacia. In alcune zone della Sardegna, la lavanda, pestata fresca in olio d'oliva veniva utilizzata come cicatrizzante e anche contro il morso degli insetti. La lavanda è molto utilizzata a livello industriale per la profumazione di saponi e di altri prodotti cosmetici. Le preparazioni di lavanda, usate con cautela, sono utili per attenuare i crampi intestinali, gli attacchi d’asma, i mal di testa, come calmanti degli stati d’ansia, come cicatrizzanti.

 

Leccio

 NOME SCIENTIFICO: Quercus Ilex

NOME SARDO: Elighe

FAMIGLIA: Fagacee

 

Caratteristiche:

 Albero sempreverde di considerevoli dimensioni che può raggiungere l’altezza di 20- 25 m.

È  una specie poco esigente, in grado di sopportare condizioni di siccità prolungate e si adatta a tutti i substrati geologici, rifiutando solamente i terreni troppo compatti ed argillosi o umidi. Di lenta crescita ma longeva, può arrivare fino a oltre 1000 anni di età. Vegeta dal livello del mare fino a 1000 metri nelle zone montane, dove forma associazioni miste con tasso, agrifoglio e roverella, tipiche delle stazioni più fresche ed umide.

Chioma: densa e globosa, di colore verde scuro.

Tronco: eretto e robusto, che può raggiungere e superare i due metri di diametro con rami del primo e secondo anno pubescenti.

Corteccia: liscia e di colore grigio -brunastra negli esemplari giovani, con lievi screpolature in scaglie quadrangolari, negli esemplari adulti.

Foglie: persistenti, coriacee, sempreverdi e di forma piuttosto variabile, da ovale ad ovale lanceolata con dimensioni che vanno dai 3 ai 7 cm. Le foglie più giovani sono dentate e spinose ai margini, quelle più vecchie sono strette a margine intero, entrambe presentano la pagina superiore verde scura e quella inferiore verde più chiaro con nervature prominenti, glabra o con una lieve peluria.

Fiori: monoici. Quelli maschili sono piccoli e riuniti in amenti penduli mentre quelli femminili riuniti in infiorescenze erette a spiga con stigmi rossi.

Frutto: comunemente chiamato ghianda, si presenta di color bruno per lo più ellissoidale, protetto sino a metà da una cupola emisferica a squame piatte e appressate, ottuse con pelosità vellutata.  Maturano tra maggio e settembre.

Fioritura: da giugno ad agosto e fruttifica in settembre-ottobre. La produzione di ghiande inizia intorno ai 10-15 anni di età ed è abbondante ogni 2-3 anni.

Curiosità: Il suo legno molto duro e pesante, ma difficile da stagionare e da lavorare, oggi è ancora apprezzato come combustibile per legna da ardere e da carbone. Le ghiande sono ampiamente usate come mangime per i suini. Il leccio viene anche usato a scopo ornamentale nelle alberature cittadine ed è particolarmente resistente ai danni da inquinamento.

 

Lentisco

 

NOME SCIENTIFICO: Piscacia Lentiscus

NOME SARDO: Modditzu

FAMIGLIA: Anacardiacea

 

Caratteristiche:

 Il Lentischio può presentarsi come un arbusto cespuglioso o come un alberello le cui dimensioni rimangono contenute entro i 4-5 metri. È molto ramificato e folto con chioma globosa, irregolare e densa. Specie tipica della macchia mediterranea, che sopporta condizioni di spinta aridità.

Si adatta a qualsiasi tipo di terreno, anche se predilige quelli sabbiosi. Resiste bene ai venti più forti ma teme il freddo. In Sardegna vegeta fino ai 400-500 metri di altitudine. Si diffonde per seme e per polloni radicali ed è una specie resistente al fuoco ed è grazie alle sue elevate capacità pedogenetiche che viene utilizzata nella ricostruzione del manto vegetale.

Tronco: sinuoso con una corteccia squamosa cenerina o rossastro-bruna e sviluppa un imponente apparato radicale.

Foglie: sempreverdi paripennate, alterne e coriacee dal profumo resinoso. La parte superiore è lucida mentre quella inferiore opaca con apice arrotondato.

Fiori: dioici disposti alle ascelle delle foglie. Quelli maschili sono molto vistosi in quanto presentano stami di color rosso-scuro mentre i fiori femminili hanno una colorazione tendente al verde quindi meno vistosi.

Frutto: drupa tondeggiante con un solo seme, brevemente peduncolata, dapprima rossa poi nera a maturazione che avviene nel periodo invernale.

Fioritura: in marzo- giugno.

Curiosità: Il suo legno veniva utilizzato per produrre ottimo carbone o direttamente per piccoli lavori di falegnameria, grazie alle sue proprietà e al suo colore rosso -venato. Dalla ebollizione e dalla spremitura dei sui frutti è possibile estrarre un olio utilizzato sia per l’illuminazione che per l’alimentazione, mentre il tannino presente nelle foglie lo si impiegava nella concia delle pelli. La resina (“mastice di chio”), che fuoriesce da incisioni della corteccia, è stata impiegata, nelle regioni del mediterraneo come sostanza da masticare, capace di purificare l’alito e rassodare le gengive.

Viene anche utilizzata in erboristeria e nell’industria dei profumi.

Mirto

 NOME SCIENTIFICO: Myrtus communis

NOME SARDO: Murta

FAMIGLIA: Myrtaceae      

 

Caratteristiche:

Arbusto sempreverde con un’altezza che varia da 1 a 3 metri. Diffuso nel mediterraneo, vive in consociazione con altri elementi caratteristici della macchia, quali il lentisco ed i cisti, nella fascia litoranea e collinare. È una pianta che necessita di un clima mite ed è sensibile ai venti forti per cui lo si trova spesso localizzato nelle vallecole. Si adatta molto bene a qualsiasi tipo di terreno. Tollera bene la siccità. In estate esprime il massimo della sua bellezza quando la sua chioma verdastra si riempie di deliziosi fiorellini bianchi.

È molto ramificato con i rami disposti in modo opposto.

Presenta una forma da rotondeggiante-espansa a piramidale, irregolare.

Corteccia: di colore rossastro negli esemplari giovanili e col tempo diventa grigiastra con screpolature.

Foglie: coriacee brevemente picciolate a margine intero talvolta in gruppi di tre. Sono persistenti, opposte, con lamina lanceolata, ellittica o ovato-lanceolata, sessili o sub-sessili, lunghe 2-4 cm di colore verde scuro. È una specie molto aromatiche per l’elevato contenuto in terpeni.

Fiori: ermafroditi, solitari o talvolta appaiati all'ascella delle foglie, hanno numerosi stami con lunghi filamenti. Sono di colore bianco con sfumature rosate, sorretti da un lungo peduncolo.

Frutti: bacche grosse circa 1 cm, più o meno tondeggianti di colore nero-bluastro sormontate dal calice persistente.

Fioritura: in maggio-giugno e fruttifica in ottobre-novembre.

Curiosità: Le bacche si utilizzano per preparare un ottimo liquore e per aromatizzare carni insaccate oppure olive. Il legno durissimo viene utilizzato per lavori d'intarsio, mentre le foglie ricche di tannino sono utilizzabili per la concia delle pelli.

Olivastro

NOME SCIENTIFICO: Olea europea L.

NOME SARDO: Ollastu

FAMIGLIA: Oleaceae

 

Caratteristiche:

Albero sempreverde alto in genere non più di 5-6 m. è una pianta tipicamente mediterranea appartenente alla famiglia delle Oleaceae. È una specie termofila ed eliofila, capace di vegetare su qualsiasi substrato. In Sardegna è diffuso nelle zone litoranee fino ai 400-500 metri, e in alcune aree dove le condizioni sono favorevoli, è possibile trovarlo fino 600-800 metri. L’olivastro forma tipiche macchie in consociazione con altre specie (carrubo, lentisco, mirto,ect). Non teme la siccità, ma non sopporta il gelo.

È una specie molto longeva a crescita lenta ed ha un'eccezionale capacità di riprodursi dalla ceppaia per cui si riprende velocemente se danneggiato dal fuoco. Si propaga per seme e presenta una notevole capacità pollinifera.

Corteccia: più o meno liscia a seconda dell'età, di colore grigio cenere e tronco contorto con rami giovani induriti e spinescenti.

Chioma: espansa spesso sagomata dal vento.

Foglie: persistenti ed opposte, di forma ovale e allungata, coriacee, leggermente mucronate all’apice di colore verde scuro nella parte superiore argentee in quella inferiore.

Fiori: peduncolati sono piccoli ma numerosi di colore bianco, riuniti in specie di spighette all’ascella delle foglie.

Frutti: chiamati olive sono piccole e ovoidali, di colore prima verde, poi nero-rossastro a maturità raggiunta, con polpa scarsa e povera d'olio. Fruttifica nel periodo invernale

Fioritura: marzo-aprile.

Curiosità: Il suo legno compatto e duro, molto apprezzato, si presta all’impiego in falegnameria e a piccoli lavori di artigianato. I suoi frutti, le olive sono impiegate per l'estrazione dell'olio e, in misura minore, per l'impiego diretto nell'alimentazione in quanto molto amari.

 

 

 

 

Quercia da Sughero

NOME SCIENTIFICO: Quercus Suber

NOME SARDO: Suèrzu

FAMIGLIA: Fagacea

 

Caratteristiche:

La quercia da sughero è un albero sempre verde che può raggiungere un’altezza di 15 m. Preferisce climi temperati e con discreta piovosità, terreni freschi, profondi e sciolti, derivati dal disfacimento di substrati acidi (graniti, scisti, trachiti). Non sopporta le gelate e in Sardegna è presente nelle zone più piovose con temperature medie tra i 13 e i 18 gradi, fino ad una altezza massima di 800-900 m.

Presenta generalmente una chioma globosa, rada e irregolare anche se negli alberi isolati la sua chioma è espansa, tondeggiante e più compatta.

Il tronco: corto dritto, talvolta sinuoso, con una corteccia spessa fessurata suberosa dal colore grigiastro. Al suo interno il troco si presenta di colore bruno chiaro che posso raggiungere i toni del rosso-bruno inseguito all’ esportazione della corteccia.

I rami: si dipartono dal tronco e sono irregolari e tortuosi.

Foglie: persistenti, robuste e coriacee, semplici, alterne e oblunghe-ovate. Posso raggiungere una lunghezza che varia dai tre e sette cm e presentano una base lievemente cuneata. Il margine fogliare è spesso revoluto con 4- 5 denti per parte, con lamina superiore lucida di colore verde-scuro e senza peli e con quella inferiore tomentosa con nervature prominenti di colore tendente al grigio.

Fiori: unisessuali (È una pianta monoica). I fiori maschili si presentano piccoli in amenti penduli di color verde-giallastro, mentre quelli femminili sono riuniti in spighe ascellari erette singoli o in piccoli gruppi.

Frutto: chiamato ghianda, di forma ovale allungato protetto fino a metà da una cupola con squame leggermente ricurve di colore grigio. Fruttifica da ottobre a novembre.

Fioritura: aprile-maggio.    

Curiosità: Il prodotto principale della pianta è il sughero che viene asportato periodicamente (dopo che la pianta a compiuto 25 anni) ogni 7-10 anni. L’esportazione avviene mediante scortecciamento ed incisione, prestando particolare attenzione per evitare lesioni al fellogeno.  Le caratteristiche del sughero ne hanno fatto un materiale ricercato e apprezzato in molte attività produttive, come materiale isolante dal calore e dai rumori e nelle industrie di souvenirs.

Il suo frutto viene utilizzato per lo più come mangime per il bestiame.

Rosmarino

NOME SCIENTIFICO: Rosmarinus officinalis

NOME SARDO: Zippiri

FAMIGLIA: Laminaceae (Labiate)

 

Caratteristiche:

Arbusto sempreverde alto fino ai due metri, prostrato o ascendente e molto ramificato. Vegeta dal livello del mare fino ad una altitudine di 800 metri. Si trova principalmente nel Garighe e nella macchia mediterranea bassa. È una specie xerofila che si adatta facilmente a terreni con diverso pH anche se predilige i terreni calcarei a reazione alcalina. Resiste molto bene alle gelate e al freddo invernale. È un arbusto dal forte odore aromatico e si riproduce sia per seme che per talea.

Fusto: legnoso con corteccia grigiastra e rami bruni.

Foglie: piccole coriacee, sessili e lineari. Hanno una lunghezza che varia dai 1,5 ai 4 cm, con margini rivoltati verso il basso. La pagina superiore della foglia si presenta rugosa di color verde scuro intenso e quella inferiore quasi bianca.

Fiori: piccole infiorescenze ramificate, tomentose e pelose che si sviluppano nell’ascella delle foglie. Queste hanno una corolla di colore azzurro, azzurro pallido, raramente bianca o rosa.

Frutto: achenio liscio.

Fioritura: marzo-settembre.

Curiosità: Il rosmarino è molto utilizzato in cucina per insaporire gli arrosti e in cosmesi in lozioni ed in bagni come deodoranti e per purificare la pelle, rivitalizzare il cuoio capelluto.

Usato fin dall’ antichità già a partire dal periodo romano lo si usava per preparare ghirlande propiziatorie che venivano bruciate in onore di Afrodite e degli dei che proteggevano le case. Veniva inoltre utilizzato dagli allevatori per preservare dalla peste le pecore profumando con rosmarino l’ovile ove esse dormivano.

Rovo

NOME SCIENTIFICO: Rubus ulmifolius

NOME SARDO: mura, amura, rubu, ruvu arruaxiu, arru’

FAMIGLIA: Rubus

 

Carateristiche:

Pianta perenne sempreverde alta da 1 a 3 m. cresce principalmente su terreni incolti, lungo muretti a secco.

Rami: flessuosi, lunghi, con spine arcuate a base allargata.

Foglie: palmate e si compongono da 3 a 5 foglioline obovate, acuminate all’apice, con margine seghettato e pagina inferiore con nervature marcate un po' pelose.

Fiori: bianchi o rosei caratterizzati da un calice con 5 sepali triangolari. I Frutti composti da more, dapprima verdi poi rosse infine nere a maturità, eduli.

Fioritura: tra aprile –maggio.

Curiosità: Le foglie, i fiori e le radici sono astringenti, toniche, diuretiche e depurative. Gli infusi sono usati esternamente per la cura di stomatiti, infiammazione delle gengive e per gargarismi contro il mal di gola.

Le foglie fresche, pestate, favoriscono la guarigione di foruncoli, vecchie piaghe.                      

Le more mature possono essere mangiate e vengono utilizzate per realizzare marmellate e liquori.